La tassa sulla casa è uno dei pochi temi su il governo Renzi non si è ancora esercitato. Per arrivare alla local tax dovremo aspettare l’anno prossimo – per una volta niente hashtag #lavoltabuona -, per cui ancora per quest’anno dovremo fare i conti con il binomio Imu-Tasi. L’unico piccolo passo avanti è che caratteristiche e gettito delle due tasse dovrebbe essere invariato e quindi la scadenza del 16 giugno non dovrebbe creare complicazioni.

L’unico grosso punto dolente è legato ai bollettini precompilati della Tasi. La legge di Stabilità del governo Letta prevedeva che dal 2015 ci fosse “l’invio di modelli di pagamento preventivamente compilati da parte degli enti impositori“. Alla fine però una legge successiva – la numero 89 del 2014 – ha imposto ai comuni “la massima semplificazione degli adempimenti dei contribuenti“. Tra le misure proposte c’è il rendere “disponibili i modelli di pagamento preventivamente compilati su loro richiesta, ovvero procedendo autonomamente all’invio degli stessi modelli“.

Cosa significa tutto questo? Il dettato della legge non obbliga i comuni a mandare i bollettini a casa se non ne fa richiesta il cittadino. E come spesso capita nel pubblico, a poco più di un mese dalla prima scadenza, la maggior parte dei municipi non è ancora in grado di soddisfare questa esigenza. Sul tema della Tasi bisogna anche rilevare i ritardi governativi: manca ancora il decreto enti locali – dovrebbe arrivare in settimana – con il fondo che dovrebbe compensare i comuni penalizzati dal passaggio dall’Imu alla Tasi.

Come si calcola l’acconto della Tasi (ma anche quello dell’Imu)? Il primo versamento a meno di sorprese verrà calcolato utilizzando le aliquote del 2014. Il conguaglio, previsto per il 16 dicembre – per l’anno in corso non ci sarà l’appuntamento in ottobre o altre scadenze intermedie – dovrà avvenire con le nuove aliquote – che dovrebbero essere contenute nella delibera del comune in cui sorge l’immobile per cui dobbiamo pagare l’imposta.