Più che una tassa sulla casa sembra una serie di capriole. Da una parte i nomi sono cambiati un giorno dopo l’altro: Trise, Taser, Tuc, Service Tax, fino ad arrivare alla versione definitiva, la Iuc… E poi c’è pure la complicazione – una delle tante – chi paga questo tributo? la Tasi, visto che dovrebbe assicurare la copertura finanziaria dei costi indivisibili erogati dai Comuni  (ovvero di cose come l’illuminazione pubblica, la pulizia delle strade ed i servizi anagrafici), si è deciso di farla pagare anche ai soggetti che fruiscono di questi servizi pur non essendo dei proprietari di immobili.

La soluzione scelta, come quasi tutte saprete, è stata quella di far pagare una quota dell’imposta anche all’affittuario. Chi è in pratica questo soggetto? Non è solo chi ha un affitto, ma anche l’usufruttuario, il detentore del diritto di abitazione e chiaramente anche il conduttore, ovvero il titolare del contratto di locazione.

Un caso che diventa sempre più comune può essere quello di un immobile assegnato dal giudice ad uno dei coniugi dopo la separazione. Anche in questo caso come avveniva già ai tempi dell’Imu, chi si vede assegnare un’unità immobiliare, è titolare di un diritto reale e diventa soggetto passivo del tributo. In questo caso deve pagare solo lui la Tasi con l’aliquota e la detrazione che eventualmente è stata prevista per l’abitazione principale.

Situazione simile si verifica se la casa in locazione viene assegnata ad uno di essi. Il soggetto assegnatario dovrà pagare la sua quota di Tasi – ovvero quella che deve pagare il locatario. Ovviamente l’aliquota utilizzata per il calcolo della Tasi sarà quella per la seconda casa. E la rata da pagare dovrà essere ripartita tra inquilino e proprietario secondo quote stabilite dal comune.

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