E’ iniziata ufficialmente l’era della Tasi – e saranno dolori (ma non è una novità). I politici hanno mandato in pensione l’Imu, ma in un caso su due le tasse sul mattone che la sostituiranno provocheranno un aumento dell’imposizione. Ci guadagneranno solamente i proprietari delle case di valore più alto che non pagano l’Imu… Il Sole 24 Ore ha messo a confronto i principali capoluoghi di regione considerando abitazione principale non di lusso e seconde case. E secondo i suoi calcoli la tassazione sulla prima casa non cresce – e ciò che significa solo che resta stabile – in 9 casi su 20, mentre per le seconde case l’imposizione resta stabile nel 50% dei casi.

Quasi nessun comune applica sulla prima casa l’aliquota Tasi standard dell’1 per mille. Quasi tutti puntano sull’aliquota massima del 2,5 per mille, e le risorse per le detrazioni sulle abitazioni principali arrivano spesso da un aggravio sulle seconde case e sulle imprese, con aumenti medi del 7,5% (e bisogna ricordare che queste categorie sono passate in pochi anni dai 9,2 miliardi dell’Ici ai 20 dell’Imu). A Milano si applicherà l’aliquota del 2,5 per mille, con detrazioni fisse per le rendite catastali fino ai 350-700 euro e per i redditi fino a 21.000 euro. A Roma stessa aliquota ma detrazioni che scendono con l’aumentare della rendita catastale.

A Bologna – dove secondo il Sole non c’è il rischio di aumenti – c’è l’aliquota del 3,3  per mille per l’abitazione principale, e anche qui abbiamo detrazioni che diminuiscono con l’aumentare della rendita catastale. A Firenze idem. Alto rischio di aumenti per gli immobili con minore rendita catastale ad Aosta dove l’aliquota è del 1 per mille ma non ci sono detrazioni (l’opzione sconto non viene prevista anche a Ravenna e Forlì). Poi c’è Forlì (2,5), Mantova (2,4), Modena (2,5), Pordenone (1,25), Ravenna (2,5), Reggio Emilia (3,3) Savona (2,5), Venezia (2,5-3,3) e Vicenza (2,8-3,3).

Non si pagherà di più in quei comuni dove l’aliquota è abbinata ad ampi sistemi di detrazioni – è il caso di città come Bologna, Firenze e Torino -, mentre altre città – come Roma – hanno deciso di colpire soprattutto seconde case e imprese. Rischio stangata a Milano dove i nuovi meccanismi dovrebbero portare ad un’imposizione doppia rispetto al passato recento per piccoli appartamenti in periferia con rendite catastali limitate.

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