Il decreto di perquisizione con cui la Procura di Milano ha posto sotto indagine Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni, ricostruisce la tesi di accusa per la vicenda della tangente da oltre 197 milioni di euro che alcune società del colosso energetico italiano, tra cui la Saipem, avrebbero pagato per ottenere alcune commesse in Algeria del valore di circa 11 miliardi.

La tangente sarebbe stata suddivisa in sette parti; sette flussi di denaro partiti dalle società dell’Eni e arrivati sui conti correnti della società Pearls Partners Ltd, che ha sede ad Hong Kong.

L’atto della Procura milanese fa riferimento ad una nota del 2007 per una riunione di Cda della Snamprogetti (incorporata dalla Saipem nel 2008) con cui Pietro Varone, ex dirigente della Saipem, avrebbe raccomandato la Pearls, indicando un loro agente ben conosciuto nel contesto commerciale dell’Algeria.

I magistrati indagano anche sui rapporti tra Varone e Farid Bedjaoui, intermediario della Pearl, indagato come presunto collettore delle tangenti. L’inchiesta punta a verificare se parte di queste tangenti sia rientrata in Italia e finita nelle mani di altre persone. A tale scopo sarebbero state eseguite perquisizioni anche in Svizzera e Francia.

La giornata borsistica ha visto stabile il titolo Eni (foto by InfoPhoto), salito dello 0,58% dopo il brutto calo di ieri del 4,6%. I realizzi invece hanno guidato il calo dell’1,51% dell’azione Saipem, che ieri era salita del 5,26%. Non va ovviamente dimenticato il tracollo del 30 gennaio, quando precipitò del 35%.