Paolo Scaroni, amministratore delegato del gruppo Eni, è indagato dalla Procura di Milano per corruzione internazionale. L’avviso di garanzia è legato all’inchiesta che coinvolge la Saipem, controllata dell’Eni, per una presunta tangente da poco meno di 200 milioni di euro, che sarebbe stata versata per assicurarsi un pacchetto di commesse in Algeria del valore complessivo di 11 miliardi. Oltre a Scaroni, risultano indagate altre sette persone.

Il colosso energetico italiano ha diffuso un comunicato in cui si negano coinvolgimenti. Questo è il testo: “Eni e il suo Amministratore Delegato si dichiarano totalmente estranei alle vicende oggetto di indagine. Già a fine novembre 2012, alla notizia dell’indagine per asserita corruzione internazionale in relazione a progetti di Saipem in Algeria, Eni si è immediatamente attivata raccomandando alla propria controllata Saipem, nel rispetto della sua autonomia in quanto società quotata, di mettere in atto tutte le più’ opportune azioni di verifica interna, di cooperazione con la magistratura e di discontinuità organizzative e gestionali, che hanno portato alle dimissioni e licenziamento di diversi ruoli apicali di Saipem coinvolti nelle attività oggetto di indagine. Eni ha inoltre direttamente fornito, e continuerà a fornire la massima cooperazione alla magistratura”.

La notizia su Scaroni (foto by InfoPhoto) ha causato una pesante caduta nella quotazione borsistica di Eni, che ha chiuso le contrattazioni odierne a -4,62%. Il titolo Saipem è invece salito del 5,26%, dopo il crollo catastrofico del 30 gennaio, quando l’azione perse circa il 35% in un giorno.