Come vi ho già scritto oggi, la BCE ha tagliato il refi dello 0,25% (ovvero il tasso di rifinanziamento dei pronti contro termine), mentre il tasso sui depositi delle banche europee resta fermo a quota zero e il tasso di rifinanziamento marginale scende anch’esso di un quarto di punto per arrivare allo 0,75%. Il presidente dell’istituto centrale europeo Mario Draghi, ha motivato le scelte fatte dipendono dalle attese sull’inflazione – parla di un “prolungato periodo di bassa inflazione” – e da una ripresa che “nella seconda parte del 2013″, è “modesta“.

Il banchiere centrale ha allontano lo spauracchio della deflazione, e  ha ribadito che la politica monetaria resterà accomodante anche in futuro a lungo – l’inflazione è allo 0,7% mentre il target per l’istituto è poco sotto il 2%. La BCE è pronta ad intervenire con “tutti gli strumenti a disposizione“, tra cui va considerato il fatto che non “è ancora stata raggiunta la soglia minima per i tassi“.

La scelta del taglio della BCE potrebbe dare indirettamente una mano all’economia, riducendo il cambio tra l’Euro ed il dollaro e quindi favorendo le esportazioni del Vecchio Continente. Non è un caso che la decisione sia stata accolta molto favorevolmente dal nostro premier Enrico Letta che l’ha definita ”una grande notizia, una dimostrazione che la Bce ha a cuore le sorti della crescita e della competitività dell’Ue”.

Ora le aspettative degli operatori dei mercati finanziari è che la Banca centrale europea si impegni in nuove operazioni straordinarie, sul modello di quelle già fatte a cavallo tra il 2011 ed il 2012: “Ci aspettiamo una nuova Ltro nel primo trimestre dell’anno” (il 2014), “che in qualche modo possa avere un effetto più diretto sull’economia reale. Il taglio dei tassi infatti rimane per lo più un operazione ‘civetta’, con una forte valenze simbolica”.

Finora – almeno secondo Mario Draghi – il board della BCE non ne ha parlato. Vedremo.

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