Una cosa bisogna dirla. A differenza di altri, il governatore della Bce Mario Draghi non sta lasciando nulla di intentato pur di far uscire dalla crisi l’Europa. Senza di lui l’Euro sarebbe crollato già da tempo – e qualcuno per questo storce la bocca…
L’ultima mossa in ordine di tempo è stato l’ennesimo taglio dei tassi: ora quello di rifinanziamento è passato dallo 0,15 allo 0,05%, mentre quello sui depositi è sceso ancora dal -0,1 al -0,2%. La ratio di questa scelta è evidente, più che spingere le banche a riversare liquidità sul mercato, il board dei governatori vorrebbe usare questo mezzo per ridurre il cambio euro/dollaro e quindi far crescere le esportazioni e il prezzo delle importazioni energetiche. Soprattutto la seconda mossa avrebbe l’effetto quasi immediato di rovesciare le spire deflazionistiche in cui è ormai stretta gran parte dell’Europa.

La scelta dell’abbassamento dei tassi è arrivata in modo non unanime, e lo stesso discorso può essere fatto per l’altra decisione della Bce: un programma di acquisto di Asset backed securities (Abs), ovvero di obbligazioni che abbiano come garanzia degli attivi sottostanti, che possono essere rappresentati – ad esempio - da crediti su mutui.

Il combinato impatto delle due misure dovrebbe riportare l’inflazione ad un valore vicino all’obiettivo Bce del 2%. Ma il board dei governatori è pronto anche a fare di più. Tutti sono d’accordo “nell’uso di misure aggiuntive non convenzionali” se necessario, e comunque “entro il suo mandato“. Scontato il richiamo ai governi a fare di più, le riforme strutturali “a questo punto devono chiaramente prendere slancio“, perché ”non c’è nessuno stimolo monetario, o di bilancio, che possa rilanciare la crescita senza forti e decise riforme strutturali“. I paesi dell’Eurozona devono tagliare la “spesa più improduttiva” e le “tasse molto distorsive“. Vediamo gli sviluppi…

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