Nel corso del suo appuntamento social “Matteo risponde”, il premier Renzi ha annunciato importanti novità in materia fiscale, prima fra tutte la possibilità di anticipare già al 2017 il tanto atteso taglio dell’Irpef, progetto di cui aveva già parlato la scorsa estate e che era stato inizialmente previsto per il 2018. “Abbiamo iniziato con gli 80 euro“, ha scritto Renzi su Twitter e Facebook, “ora sarebbe l’ideale ridurre le fasce Irpef, che a oggi sono cinque“.

Si tratta, come detto, di un’operazione che da diverso tempo è discussa nel circolo ristretto del primo ministro. Le opzioni oggetto di studio sono sostanzialmente due: ridurre gli scaglioni da cinque a tre, come suggerisce il viceministro dell’Economia Zanetti, o a quattro; oppure tagliare le aliquote. In entrambi i casi, l’obiettivo finale è quello di sgravare il carico fiscale sul ceto medio, rappresentato dalle fasce centrali di reddito.

Al momento, gli scaglioni sono cinque:

I scaglione (0-15.000 euro)

Il primo scaglione Irpef riguarda chi ha un reddito compreso tra gli 0 e i 15.000 euro. L’aliquota è pari al 23%, che si traduce in una tassazione di 3.450 euro per il massimo reddito. Sono inclusi in questo scaglione i contribuenti che percepiscono un reddito mensile non superiore a 1.250 euro lordi.

II scaglione (15.001-28.000 euro)

Il secondo scaglione Irpef riguarda chi ha un reddito compreso tra i 15.001 e i 28.000 euro. L’aliquota è pari al 27%, che si traduce in una tassazione pari a 7.560 euro per il massimo reddito. Sono inclusi in questo scaglione i contribuenti che percepiscono un reddito mensile non superiore a 2.335 euro lordi.

III scaglione (28.001-55.000 euro)

Il terzo scaglione Irpef riguarda chi ha un reddito compreso tra i 28.001 euro e i 55.000 euro. L’aliquota è pari al 38% sulla soglia eccedente il precedente scaglione: ciò significa che per i primi 28.000 euro si pagherà il 27%, mentre per il reddito eccedente si pagherà il 38%. Il che si traduce in una tassazione pari a 17.220 euro per il massimo reddito. Sono inclusi in questo scaglione i contribuenti che percepiscono un reddito mensile non superiore a 4.583 euro lordi.

IV scaglione (55.001-75.000 euro)

Il quarto scaglione Irpef riguarda chi ha un reddito compreso tra i 55.001 euro e i 75.000 euro. L’aliquota è pari al 41% sulla soglia eccedente il precedente scaglione, il che si traduce in una tassazione pari a 25.420 euro per il massimo reddito. Sono inclusi in questo scaglione i contribuenti che percepiscono un reddito mensile non superiore a 6.250 euro lordi.

V scaglione (oltre i 75.000 euro)

Il quinto e ultimo scaglione Irpef riguarda chi ha un reddito superiore ai 75.000 euro. L’aliquota è pari al 43% sulla soglia eccedente il precedente scaglione: ovvero, si pagheranno 25.420 euro per i primi 75.000 euro, più il 43% sul reddito eccedente.  Sono inclusi in questo scaglione i contribuenti che percepiscono un reddito mensile superiore a 6.250 euro lordi.

Nell’ipotesi di un semplice taglio delle aliquote, gli scaglioni interessati sarebbero probabilmente i primi due: un taglio di un punto percentuale sul primo scaglione ridurrebbe la tassazione, nel caso di massimo reddito, da 3.450 euro a 3.300 euro all’anno, con un guadagno lordo per il contribuente di 150 euro; per ciò che riguarda il secondo scaglione, invece, la tassazione per il reddito massimo calerebbe da 7.560 a 7.280 euro, con un risparmio lordo per il contribuente di 280 euro lorde. Il costo in termini di mancato gettito fiscale sarebbe di circa tre miliardi di euro, da finanziare con il taglio dell’Ires o far correre il rapporto deficit-Pil dall’1,9% al 2,1%, con il beneplacito dell’Unione Europea.

Nell’ipotesi della riduzione degli scaglioni da cinque a tre, secondo il piano del viceministro Zanetti, questo potrebbe essere lo scenario:

  • I scaglione (0-15.000 euro): aliquota al 23%
  • II scaglione (15.001-75.000 euro): aliquota al 27%
  • II scaglione (sopra i 75.000 euro): aliquota al 43%

Secondo le simulazioni del governo, l’impatto di questa opzione sarebbe pari a circa 9 miliardi di euro per il primo anno (come quello delle 80 euro, insomma), mentre a regime il costo sarebbe di 12 miliardi. Gli effetti, tuttavia, sarebbero notevoli: con un reddito di 40.000 euro si risparmierebbero 1.320 euro in più, a 50.000 il risparmio salirebbe a 2.430 euro, a 60.000 si toccherebbero i 3.500 euro di tasse in meno. Risparmi che, almeno in teoria, dovrebbero favorire una significativa ripresa dei consumi.