L’ipotesi è iniziata circolare a metà di agosto, ma era stata velocemente liquidata come una mossa italiana per ottenere più tempo dell’Unione Europea per raddrizzare i conti. Ora sembra che il quadro sia cambiato radicalmente – almeno se si da credito alla ricostruzione comparsa sulla Repubblica. Si starebbe lavorando su una moratoria di due anni – ovvero un rinvio – sul taglio del debito pubblico che eccede il 60% del Pil – la misura centrale del famigerato Fiscal Compact.

A quanto sembra il dossier sarebbe già arrivato sulla scrivania del nuovo presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker. Per ora si tratta ancora di un documento informale che viene preso in considerazione insieme ad altre opzioni dello stesso tenore: dare la possibilità di dimezzare la quota annua di debito da tagliare sopra il 60% del Pil – non sarebbe più lo 0,5% ma lo 0,25% -, o congelare qualsiasi obbligo di risanamento a fronte – in entrambi i casi – di riforme strutturali sotto la stretta supervisione della Commissione Europea.

Queste ultime due ipotesi permetterebbero di alleggerire la prossima legge di stabilità di un importo compreso tra i 5 ed il 10 miliardi di euro – ora si dovrebbero rastrellare la bellezza di 25 miliardi (foto by Infophoto). Su tutto quanto sto scrivendo pende una pesante ipoteca: cosa ne pensa la padrona della Ue Angela Merkel, ed il suo iper-rigorista scudiero, il ministro delle finanze Wolfgang Schaeuble?

Se anche passasse questa impostazione, bisogna capire poi quali paletti verranno posti. Vedremo…