Il governo tecnico dal momento del suo insediamento ad oggi ha varato una serie di riforme orientate al raggiungimento prima possibile del pareggio di bilancio. Un traguardo che richiede numerosi sforzi ai cittadini. Anche la politica però, dovrà contribuire. 

Mario Monti l’ha detto fin dall’inizio: il raggiungimento del pareggio di bilancio e l’uscita dalla crisi, comportano sacrifici ingenti per la popolazione italiana. E da questi sacrifici non devono essere esclusi nemmeno i rappresentanti della politica.

Per cui tra austerity e spending review, l’intenzione è quella di distribuire equamente i sacrifici. La popolazione, la cosiddetta società civile, ha richiesto a gran voce il taglio dei costi della politica a partire dagli stipendi dei parlamentari.

In questo senso è arrivata una “buona notizia” proprio ieri, perché si è deciso di tagliare il numero dei parlamentari del nostro paese. In pratica al Senato in prima lettura è passata la proposta del taglio dei deputati con ben 212 voti a favore, 11 contrari e 27 astenuti.

Il numero dei deputati, secondo questa proposta di riforma costituzionale, passerà da 630 a 508, senza escludere dal numero totale i rappresentanti votati nelle circoscrizioni all’Estero. Per essere eletti al Parlamento, in più, non bisognerà aver compiuto i 25 anni ma ne basteranno 21.

Ad astenersi la Lega, mentre hanno sostenuto questa proposta il PdL, il PD, l’UDC, l’IdV, la Coesione nazionale e l’Api.