La Svizzera per molto tempo è stata considerata la roccaforte degli istituti di credito e in quest’ultimo periodo di crisi finanziaria, la moneta locale è diventata l’equivalente di un bene rifugio.Il franco svizzero è stato considerato alla stregua dell’oro nel primo periodo di crisi economica e l’apprezzamento della moneta aveva iniziato a mettere sotto pressione gli investimenti nel paese.

Adesso la situazione sembra essere tornata ad una condizione di equilibrio ma gli istituti di credito svizzero e in particolare Credit Suisse, non sembrano aver passato indenni il momento di fragilità.

La banca in questione, per esempio, a luglio aveva già annunciato il licenziamento di 2 mila dipendenti ed ora pensa a come mandarne a casa altri 1.500. L’obiettivo dell’operazione è ridurre i costi.

Questo tipo di strategia non aiuta l’istituto di credito a rilanciare gli investimenti ma riesce a tamponare l’emorragia di fondi che potrebbe costringere la banca al fallimento.

Quella della Credit Suisse, tra l’altro, è una strategia messa in campo quando i conti della banca sembrano ancora buoni. È sufficiente considerare che il terzo trimestre dell’anno si è concluso con utili netti in aumento del 12 per cento.

Entro la fine del 2013, comunque, i dipendenti della Credit Suisse passeranno da 50.700 unità a 47.00 persone.