Le holding svizzere e le aziende straniere che definiscono la loro sede nella confederazione elvetica, da anni sono soggette ad un regime fiscale “agevolato”, tanto che l’ex ministro dell’Economia Tremonti aveva inserito la Svizzera in una black list. Adesso questa “pacchia” sembra finita.

Berna è pronta a capitolare, i cantoni svizzeri hanno dimostrano la volontà di seguire le indicazioni o meglio le pressioni che arrivano sulla Confederazione elvetica dalla Commissione europea.

E’ stato deciso che anche per le aziende che fiscalmente si trasferiscono in Svizzera, sia necessario pagare una certa quota di tasse, ma la tassazione che eserciteranno i diversi cantoni non è ancora stata definita. Ci potrebbe essere un quadro più chiaro soltanto alla fine di maggio.

L’obiettivo della Svizzera è arrivare ad uno statuto fiscale delle imprese che sia concordato con l’Unione Europea. Bruxelles, a detta di Barroso, si aspetta di conoscere le intenzioni della Svizzera entro la fine di giugno e chiede alla Confederazione elvetica due cose: che si conformi al codice di condotta dell’UE e che faccia un elenco delle pratiche dannose per gli stati che fanno parte dell’Europa.

La Svizzera ha dato una risposta all’Unione in questo senso dichiarando di essere pronta a concordare un quadro generale entro il quale effettuare le modifiche.