Molti di voi lo sapranno già: dal 26 settembre 2015 entrano in vigore due direttive europee: l’Erp (Energy Related Products, nota anche come Ecodesign, la 2009/125/Ce) e la Eld (Energy labeling directive, il regolamento sull’etichettatura energetica, la 2010/30/Ue). La prima fissa requisiti più stringenti per l’efficienza energetica e un tetto massimo alle emissioni di anidride carbonica, mentre la seconda impone l’obbligo di etichettare i prodotti secondo una scala energetica – che va da A+++ a G. Le misure fanno parte del piano della Ue per ridurre le emissioni di CO2 del 20%, aumentare l’efficienza energetica del 20% e aumentare l’utilizzo di energie rinnovabili della stessa percentuale.

Le categorie di prodotto interessate da queste norme sono gli apparecchi per il riscaldamento come caldaie, pompe di calore e co-generatori e quelli per la produzione di acqua calda sanitaria (Acs) come scaldabagni, pompe di calore e accumulatori di acqua. Tutti dovrebbero avere un’etichetta, con il quale “si vuol rendere il consumatore più informato e quindi più consapevole sulle classi di efficienza energetica“.

Le nuove norme avranno un impatto su produttori, distributori e installatori. Questi soggetti dovranno fabbricare i nuovi apparecchi seguendo i nuovi parametri di efficienza energetica e fornire un’etichettatura precisa. Le vecchie caldaie per ora non scompariranno, perché sarà sempre possibile commercializzare i prodotti che sono già in magazzino, il divieto che è scattato il 26 settembre riguarda solo la fabbricazione. Questa norma non impatta i consumatori, perché non obbliga ad acquistare un nuovo apparecchio o a sostituire quello già installato. Comunque l’acquisto di nuove caldaie a condensazione permetterà di ridurre i consumi e quindi di ammortizzare l’investimento nel giro di quattro o cinque anni.