L’attuale quadro socio-politico del continente europeo evidenzia delle rilevanti modifiche all’assetto generale dei vari stati, causate soprattutto dalla nuova ondata migratoria che sta interessando le nazioni più “forti”.

La scelta della destinazione da parte dei migranti del Terzo Millennio viene compiuta in base alle possibilità di lavorare all’estero, ai salari medi percepiti e ai relativi costi da sostenere (qui puoi leggere l’attuale situazione interna del mercato italiano), fattori fondamentali per definire il livello di qualità della vita in una nazione.

Una recente analisi statistica pubblicata sull’ Atlante Geopolitico della Treccani, offre un quadro completo e aggiornato del rapporto tra salari percepiti e costi da sostenere nei principali stati del continente, mostrando chiaramente come, dal punto di vista dei cittadini che vivono e lavorano nel nostro Paese, la situazione sia tra le più sfavorevoli dell’intera Europa.

Il grafico presente in testa all’articolo, ci mostra come la media europea delle entrate medio pro-capite sia pari a 1.904 euro netti al mese (fonte: DestinazioneLavoro.com). Il costo della vita è stato invece quantificato in 39,7 euro al giorno, che si traduce in una percentuale del 68% di incidenza sull’intero reddito.

Il Paese in cui il rapporto tra retribuzione e costi sostenuti è più vantaggioso per i cittadini è la Germania, che si aggiudica il primato europeo con 2.580 euro di stipendio medio mensile e una spesa quotidiana per l’utente di soli di 37,2 euro, che nell’arco del mese incide sul reddito per il 43,2%. Ciò significa che chi vive e lavora in Germania non ha problemi ad arrivare a fine mese e che può condurre una vita soddisfacente e dignitosa.

Al secondo posto della classifica europea c’è il Regno Unito, mentre al terzo si trova la Francia, che pur registrando una media degli stipendi inferiore alle due capolista, mostra comunque un rapporto tra guadagni e spese per i cittadini decisamente sostenibile.

A segnare un distacco netto tra gli stati in cui si vive meglio e quelli in cui si fatica ad arrivare a fine mese è proprio l’Italia, che dimostra di essere indietro persino alla Spagna, nazione che ha subito in maniera più forte il peso della crisi economica.

Il salario medio pro-capite nel nostro Paese è di 1.410 euro (contro i 1.850 della penisola iberica), e il cittadino deve fronteggiare una spesa di 39,4 euro al giorno (contro i 35,9 della Spagna), determinando in questo modo un costo della vita elevatissimo, che impiega ben l’ 83,8% delle risorse di ogni utente.

Questa percentuale è difficilmente sostenibile per molte famiglie, ed è sconcertante constatare come questa superi di quasi 20 punti percentuale la media europea.

Passiamo alla situazione italiana. Perchè la nostra situazione nazionale è così contrastante? Perchè, di conseguenza,  un numero sempre maggiore di italiani preferisce lasciare il Paese per lavorare all’estero? Lo spiega in modo chiaro e sintetico il Prof. Francesco Daveri, ordinario di Economia presso l’università degli Studi di Parma, durante un’intervista a L’Espresso:

Arrivare a fine mese in Italia è più difficile che in altre nazioni ugualmente colpite dalla crisi, come la Spagna, perchè lo Stato pesa troppo sulle spese del Paese”.

Tra le spese che gravano più delle altre sul portafogli degli italiani vi sono acqua, corrente elettrica e gas, aumentate notevolmente a causa della privatizzazione delle imprese erogatrici.

Gli stessi aumenti incontrollati hanno coinvolto anche le imposte indirette come l’IVA e le accise statali sui beni come la benzina), parallelamente a una diminuzione generale degli stipendi.

Coprire i costi esagerati della burocrazia statale italiana per assestare i conti pubblici, fa aumentare drasticamente il costo della vita, penalizzando soprattutto i cittadini i cui guadagni rientrano nella fascia medio-bassa, costretti ad acquistare prodotti e servizi a prezzo maggiorato, spendendo le stesse cifre dei lavoratori benestanti.

Ecco spiegato perchè i nostri connazionali faticano ad arrivare alla fine del mese e l’economia nazionale stenta a riprendersi.

Photo credit: Atlante Geopolitico Treccani