Dal primo aprile scatta un giro di vite per le retribuzioni dei manager delle società controllate dal ministero dell’Economia non quotate e che non emettono strumenti finanziari quotati sui mercati regolamentati (foto by InfoPhoto). Cosa capita invece alle società quotate – e quindi ad Eni, Enel e Finmeccanica -, e a quelle che emettono strumenti finanziari quotati (in altre parola a Cassa depositi e prestiti, Ferrovie dello Stato e Poste)?

Si dovrebbero applicare (il condizionale in Italia è sempre d’obbligo…) le norme varate dal governo Monti con il famigerato decreto Salva Italia e modificate dalla legge 98 del 2013. Per le società quotate controllate direttamente o indirettamente dalle pubbliche amministrazioni dovrebbe venir presentate all’assemblea degli azionisti una proposta sulla remunerazione dell’amministratore delegato e del presidente che preveda un taglio del 25% “del trattamento economico complessivo a qualsiasi titolo determinato, compreso quello per eventuali rapporti di lavoro con la medesima società“.

Tale proposta – uso sempre il condizionale – dovrebbe venire approvata dall’azionista pubblico. Per le società pubbliche o controllate dal pubblico non quotate, il taglio del 25% dovrebbe applicarsi senza tale passaggio, per le nomine successive all’entrata in vigore della riforma – il 21 agosto 2013.

Vedremo se tali norme resteranno lettera morta – non sarebbe la prima volta – o se si dovesse arrivare veramente alla loro applicazione…

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