Secondo il nostro premier, nessun manager pubblico dovrebbe guadagnare più di quello che guadagna il presidente della Repubblica – ovvero 239.181 euro lordi l’anno. Astrattamente è difficile non essere d’accordo, ma quando si scende nella pratica diventa difficile tradurre il principio…

Un primo intervento chiarificatore arriva dal Tesoro, che con un regolamento da poco pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, interviene sui compensi per gli amministratori delle società controllate dal ministero dell’Economia non quotate e che non emettono strumenti finanziari quotati sui mercati regolamentati (foto by InfoPhoto).  Il decreto è stato firmato dall’ormai ex-ministro Fabrizio Saccomanni, ed entrerà in vigore dal primo aprile (e quindi riguarderà le prossime nomine).

Per le società di cui ho detto poco sopra – ovvero società come Invitalia, Anas, Consap, Expo 2015, Enav, Istituto Poligrafico e Zecca dello stato, Italia Lavoro… – le retribuzioni saranno stabilite secondo tre “fasce di complessità”, a seconda del valore della produzione, degli investimenti e del numero dei dipendenti. In base a questi tre indicatori, le società pubbliche di prima fascia – come la Rai e l’Anas - potranno erogare stipendi non superiori al trattamento economico del primo presidente della Corte di Cassazione, cioè 311.000 euro lordi. Nella seconda fascia - come il Poligrafico -, il tetto sarà pari all’80% della retribuzione del primo presidente della Corte di Cassazione (ovvero 248.800 lordi).

Per le società minori come la Sogesid – che si occupa di tutela del territorio -, il tetto passa al 60%, per una retribuzione massima di 186.600 euro lordi. Tali limiti valgono per l’amministratore delegato, o per il presidente, se è l’unico componente del consiglio di amministrazione a cui vengono attribuite deleghe operative. In caso oltre all’Ad, vengano conferite deleghe operative al presidente, questi non potrà ricevere un emolumento superiore al “30% del compenso massimo previsto per l’amministratore delegato“.

Non siamo ancora alle dichiarazioni di Matteo Renzi, ma se già queste norme venissero applicate, gli italiani non potrebbero che esserne contenti…

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