Conclusa la procedura di assegnazione del rating di un’azienda o di un ente, questo viene diffuso a mezzo comunicato stampa sul sito ufficiale dell’agenzia interessata e attraverso i principali mezzi di informazione economica e finanziaria internazionali. Sovente l’eco della valutazione ricorre per giorni sui media e la sua interpretazione non lascia indenni il mondo politico e quello imprenditoriale, sia a livello locale, sia in ottica nazionale e, viste le interdipendenze economiche contemporanee, sia in ambito globale.
Il rating viene assegnato secondo una scala di valori che varia da agenzia a agenzia sempre, comunque, sulla base di una serie alfabetica. Nel caso di Standard & Poor’s, una delle più importanti agenzie di rating, i giudizi variano dalla tripla A, il grado di solvibilità più elevato, a D, che indica una palese situazione di insolvenza. Se osserviamo i giudizi di Moody’s, agenzia anch’essa molto autorevole, questi spaziano tra Aaa, il migliore, e C, indicante un altissimo rischio di insolvenza dell’emittente. Stessa logica, ma piccole variazioni nell’utilizzo della serie alfabetica, quella adottata da Fitch Ratings e dalle altre agenzie internazionali.

Per una disamina dei vari giudizi sulla solvibilità del debito prendiamo in esame i rating di Standard & Poor’s, che come tutte le agenzie effettua le sue analisi sotto due profili temporali diversi. Nella logica di lungo termine il giudizio più elevato, come anticipato, è AAA, che indica una capacità estremamente elevata da parte dell’emittente di far fronte al flusso dei pagamenti; segue il rating AA, per il quale il rischio associato all’emittente è molto basso e la sua capacità di onorare il debito è alta; subito dopo c’è la A, per cui le emissioni sono poco rischiose e la redditività dell’emittente mostra una certa elasticità alle dinamiche congiunturali. Si passa poi alla tripla B, BBB: le emissioni obbligazionarie sono caratterizzate da adeguati parametri protettivi ma potrebbe manifestarsi una certa difficoltà nel rispetto del flusso dei pagamenti in presenza di avverse condizioni economiche o variazioni dello scenario generale. Il rating BB, poi, sancisce il passaggio dal campo investment grade a quello speculative grade, all’interno del quale esso indica il livello più sicuro: i titoli sono piuttosto sensibili alle variazioni di carattere specifico (rischio finanziario d’impresa) o generale (variazioni delle condizioni economiche). Il giudizio indicato con B indica, invece, che nel momento del giudizio l’emittente riesce a far fronte al flusso dei pagamenti connessi al debito, ma avverse condizioni economiche o il mutamento di fattori specifici all’impresa potrebbero pregiudicarlo in futuro. CCC evidenzia permanenti rischi connessi alla non onorabilità dei pagamenti e questa condizione potrebbe perdurare nel tempo, CC che le obbligazioni emesse sono caratterizzate da rischi di insolvenza e C che una procedura fallimentare potrebbe già essere avviata anche se il flusso corrente dei pagamenti si mostra regolare. Chiude la scala, come accennato, il giudizio D, indicante una situazione di insolvenza da parte dell’emittente. Viene assegnato quando i pagamenti non sono effettuati alla scadenza prevista anche se il periodo di proroga non è ancora terminato.
I rating da AA a CCC potrebbero includere anche un “+” o un “-“ per specificarne meglio la classificazione.
Nell’ottica di breve periodo abbiamo, nel campo investment grade, il rating A-1, con il quale si indica un bassissimo rischio di insolvenza, A-2, per cui la capacità dell’emittente di far fronte al flusso dei pagamenti è molto alta ma si evidenzia una leggera elasticità alle variazioni di scenario, e A-3, che risalta la presenza di adeguati parametri di protezione al rischio ma una certa vulnerabilità al mutamento delle condizioni specifiche d’impresa o del quadro economico. Il giudizio contrassegnato con B segna il passaggio al campo speculative grade: nel momento del giudizio l’emittente riesce a fronteggiare gli impegni finanziari ma vi è incertezza riguardo al futuro. Segue C, per il quale il flusso dei pagamenti è piuttosto vulnerabile alle dinamiche congiunturali e il rischio di insolvenza dipende sia da rischi specifici d’impresa sia da mutamenti del quadro economico generale. Chiude la scala D, che segna lo stato di default finanziario dell’emittente e la possibilità che sia stata avviata una procedura fallimentare.

photo credit: Vectorportal via photopin cc