La differenza digitale è in questi dati: in Italia, solo il 58% delle persone che hanno tra i 16 ed i 74 anni utilizza Internet, contro il 90% del Regno Unito, l’84% della Germania e l’82% della Francia. E comunque siamo anche al di sotto della media europea, che è al 75%. La differenza tra noi ed il resto dell’Europa è ancora più ampia se si pensa che solo il 34% degli italiani utilizza il web per interfacciarsi con le amministrazioni pubbliche: sono il 72% in Francia, il 57% della Germania e il 45% del Regno Unito - anche in questo caso siamo ben sotto la media europea, che in questo caso è del 54%. Questi dati in parte sono anche il frutto di un ritardo degli investimenti in questo settore: le reti di nuova generazione raggiungono solo il 68% degli italiani, contro l’87% del Regno Unito, l’85% della Germania e il 78% della Francia – siamo sempre sotto la media europea (il 76%) ma questa volta di pochi punti percentuali.

Il Censis ha calcolato che se l’Italia arrivasse a sviluppare il commercio online e l’uso della moneta elettronica, così come a migliorare il disavanzo della bilancia dei pagamenti, si potrebbero liberare 3,6 miliardi di euro per nuovi investimenti in reti, tecnologie e servizi innovativi. Insomma lo spread digitale è uno dei tanti aspetti su cui dobbiamo migliorare se vogliamo migliorare il nostro livello di competitività internazionale.

Per migliorare sarà necessario migliorare almeno in un paio di aspetti – oltre ad aumentare gli investimenti in questo settore -: bisogna crescere nel numero di laureati in discipline scientifiche e tecnologiche e nel numero di start-up innovative.

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