Spread, rendimento dei titoli di Stato, contenimento della spesa pubblica e aumento della tassazione sono strettamente correlati. Un aumento del primo implica la perdita di fiducia degli investitori verso il Paese che fa registrare l’aumento del tasso di rendimento dei proprio titoli di Stato e, gradualmente, l’impossibilità di questo di restituire ai propri creditori il denaro ottenuto attraverso la sottoscrizione degli stessi. Non a caso in questi casi si parla di spettro default, incubo fallimento e timore per la bancarotta di Stato: scenari che si spera restino delle mere espressioni politiche e giornalistiche al di là di tanti personaggi pubblici che sembrano addirittura auspicarselo agli occhi di un elettorato davvero ‘distratto’ (e immemore).
Le misure adottate per ridurre l’ampiezza dello spread, come stiamo osservando da alcuni anni, passano necessariamente attraverso il taglio della spesa pubblica e l’aumento della tassazione, provvedimenti che implicano comunque un rallentamento della crescita economica e dei consumi e, se adottati in un Paese poco ‘virtuoso’ come il nostro, recessione e disoccupazione.

Un’ulteriore correlazione tra spread e tasse è stata impostata dal governo dimissionario Monti tramite l’istituzione del Fondo per la riduzione strutturale della pressione fiscale su famiglie e imprese il cui avvio, previsto inizialmente per il 2014, dovrebbe registrarsi già il prossimo anno, con grande ritorno di immagine per l’esecutivo che si troverà a guidare il Paese nel 2013, magari sostenuto dai tanti gruppi che lo hanno guidato alla deriva.
Il Fondo sarà finanziato, principalmente e in modo permanente sulla base del Documento di economia e finanza presentato dal governo su base semestrale, attraverso gli introiti derivanti dalla lotta all’evasione fiscale, al netto delle risorse necessarie al mantenimento dell’equilibrio di bilancio e alla riduzione del debito. Nel Fondo, inoltre, confluiranno anche parte delle risorse derivanti dalla riduzione della spesa per interessi sul debito pubblico (Btp, Bot e Cct) attraverso il contenimento dello spread. Eventuali eccessi di questi introiti non stimati dal Def, infine, potranno essere utilizzati per il calo del peso fiscale sulle famiglie sotto forma di detrazioni e riduzione dell’Imu.

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