C’è chi promette condoni e chi di uscire dall’Eurozona. C’è chi sostiene di restituire le tasse agli italiani senza menzionare la dovuta copertura di una manovra tanto ‘nobile’ e chi attacca le regole comunitarie in materia di rigore di bilancio e di tutela della concorrenza. Il risultato di tanto fervore elettorale è sotto gli occhi di tutti: lo spread Btp Bund ha ricominciato a muoversi dai dati rassicuranti di dicembre e il timore che il Belpaese non porti avanti le riforme avviate e gli impegni presi in ambito internazionale favorisce nuove ondate speculative sui mercati finanziari e fa temere nuovi prelievi in capo ai contribuenti per far fronte ad un evidente aumento dei tassi di remunerazione del debito pubblico nazionale.
Ieri il differenziale di rendimento tra i Btp a 10 anni e gli equivalenti Bund tedeschi si è mosso intorno a quota 300 punti base, in linea con la chiusura dei mercati dello scorso venerdì e ben al di sopra della soglia dei 287 punti, la cosiddetta ‘quota Monti’ fatta registrare sul finire del 2012. La nuova ampiezza della forbice corrisponde a tassi d’interesse sui nostri Btp decennali pari al 4,57%, lo 0,6% in più rispetto all’ultima chiusura.
Peggio va soltanto in Spagna, dove lo scandalo delle presunte tangenti intascate dal premier Mariano Rajoy contribuisce ad alimentare l’incertezza degli investitori: il differenziale del Paese iberico è balzato così a 360 punti, con rendimenti dei Bonos decennali al 5,4%, +0,8% rispetto alla chiusura precedente.

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