In queste ore lo spread Btp-Bund sta scendendo progressivamente verso quota 250.  Una tendenza precisa che unita alle ottime aste dell’ultimo periodo sta portando il Tesoro italiano ad indebitarsi a tassi che non si vedevano almeno dal 2010. E’ una buona notizia per due ragioni: da una parte potrebbe permettere di spostare una parte del bilancio pubblico dal pagamento degli interessi all’economia reale. E dall’altro ha un effetto – o dovrebbe averlo – sui tassi d’interesse con cui si indebitano le aziende italiane.

Questo processo di riduzione dello spread dipende in minima parte dall’avvento del governo Letta,  ciò che sta avvenendo è frutto essenzialmente della politiche monetarie espansive di Stati Uniti e Giappone – ed in misura minore da quanto sta facendo l’Inghilterra. Dal 2010 il rendimento delle obbligazioni di paesi emergenti si sta riducendo: solo per fare un esempio, i titoli del Ruanda sono scesi dall’11 al 6%. Solo il debito di paesi praticamente in default – come l’Argentina – paga tassi superiori al 10%. E questa situazione dovrebbe permanere almeno per un paio di anni.

In questo quadro un paese come l’Italia rappresenta un obiettivo interessante per gli investitori. Garantisce ancora rendimenti interessanti ed è comunque una delle maggiori economie del globo. Il problema per noi è che dobbiamo approfittare di questa situazione per far ripartire l’economia. Ci riusciremo?

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