Lo shopping che i cittadini stranieri fanno nel nostro paese sarà messo sotto la lente d’ingrandimento del Fisco. A che scopo? Non certo quello di far pagare più tasse in Italia a quanti sono arrivati per godere delle bellezze del nostro Stato ma per tracciare i pagamenti e gli incassi degli esercizi commerciali. 

Tracciare tutti i pagamenti superiori a 3600 euro vuol dire da un lato vedere se ci sono dei connazionali che hanno un tenore di vita più alto di quello che possono permettersi in base alla dichiarazione dei redditi, dall’altro capire quali sono gli incassi effettivi dei commercianti.

Il chiarimento sull’inclusione dei turisti e dei cittadini stranieri nello spesometro, è arrivata durante la videochat con gli esperti del Sole 24 Ore. Il fatto è che gli adempimenti richiesti dall’Erario, in questo caso, sono per gli esercizi commerciali.

I titolari di un’attività, infatti, dovranno consentire l’identificazione dei cittadini che spendono più di 3600 euro. Nel caso si tratti di cittadini italiani dovranno raccogliere numero di partita Iva e il codice fiscale che si ricava anche dalla tessera sanitaria.

Per i cittadini e gli acquirenti stranieri, invece, saranno comunicate al Fisco le generalità di chi ha eseguito la transazione: nome, cognome, luogo e data di nascita, sesso e domicilio fiscale.