Alcuni regimi fiscali consentono ai contribuenti di abbattere la base imponibile su cui si calcolano le imposte, servendosi dei cosiddetti “componenti negati”. Qualora questi non siano poi dimostrabili durante un controllo dell’Erario, è necessario ravvedersi, ecco come. 

Premettiamo che l’Agenzia delle Entrate consente ai contribuenti di inviare delle dichiarazioni dei redditi autocertificando spese e costi. Nel momento in cui l’Erario va a controllare queste dichiarazioni, può rilevare delle spese e dei costi non giustificati, che non dovevano essere inseriti nei componenti negativi.

Per esempio ci possono essere redditi che derivano dalla vendita di beni e servizi ma viene poi dimostrata la mancata acquisizione degli stessi. Secondo una recente risoluzione, la numero 83/E del 7 agosto, è possibile versare una sanzione che va a regolarizzare gli importi attivi e passivi.

In pratica chi ha usato dei componenti negati che non possono essere provati, deve pagare una multa con lo scopo di riportare l’imponibile alla soglia corretta, vale a dire l’imponibile al netto di spese e ricavi attribuiti ad un’operazione non riconosciuta.

La sanzione amministrativa varia dal 25 al 50 per cento del componente negativo di reddito che è stato evidenziato nella dichiarazione. Come si paga la multa? Tramite il modello F24 usando il codice tributo definito dalla nuova risoluzione che è il 9695.