La Corte dei Conti nella prima relazione di sintesi del 2012 ha cercato di capire quali sono i costi del settore pubblico. Da sempre le pubbliche amministrazioni, infatti, sono state considerate emblemi di spreco. Ma come spendono oggi i soldi che hanno a disposizione le PA. 

La Corte dei Conti ha sottolineato che a pesare sul bilancio delle pubbliche amministrazioni sono sicuramente una serie di prestazioni per cui è stato contabilizzato l’utilizzo nel 2010. Si parla nel dettaglio di aspettative retribuite, permessi, permessi cumulabili e distacchi.

Nel 2010, per queste prestazioni che determinano l’assenza del dipendente dal posto di lavoro, sono stati spesi circa 151 milioni, oneri riflessi esclusi. Anche i permessi sindacali hanno un loro peso perché, torniamo all’inizio, sottraggono alcune unità di personale al parco di risorse a disposizione di una PA.

Ma la Corte dei conti punta il dito anche su un altro “mal costume” delle nostre pubbliche amministrazioni: i continui riassetti organizzativi. L’abbiamo chiamato impropriamente mal costume visto che queste riorganizzazioni e revisioni, in genere, sono imposte.

Ogni volta che la PA è chiamata a riorganizzare il lavoro, impedisce che si standardizzino le procedure che si sfruttino le competenze e la professionalità dei dipendenti. L’effetto è un disservizio per i cittadini.

Probabilmente la Corte dei Conti analizzerà da vicino con una serie di blitz, le attività di consulenza pagate dalle PA alle ditte esterne.