In questi giorni l’Istat ha aumentato il numero di misurazioni sulla situazione economica italiana. Ora pubblica anche l’impatto dell’inflazione sulle famiglie italiane, distinte in base alla loro spesa complessiva.

La ratio di questa scelta è evidente: il peso sul bilancio familiare dell’inflazione dipende dalla composizione della spesa del nucleo. E visto che il nostro istituto statistico ha rilevato che i beni alimentari ed energetici pesano il doppio nel bilancio del 20% delle famiglie che spendono di meno, rispetto al 20% che spende di più, una variazione nei prezzi di questi beni sarebbe sentito soprattutto dai nuclei appartenenti al primo gruppo.

Il risultato finale di questi calcoli, è che se paragoniamo il primo trimestre dell’anno scorso con il 2012, l’Istat ha rilevato un’inflazione del 2,5% per il 20% delle famiglie con la spesa mensile più bassa, e dell’1,8% per il quintile con la spesa maggiore – il livello medio è stato pari al 2,1%.

Se andiamo a misurare il periodo 2005-2012, l’inflazione è aumentata per le famiglie con la spesa minore del 20,2% contro il 16,3% dei nuclei con spesa più alta. Il divario è nato soprattutto nei periodi in cui l’inflazione era poco sotto, o sopra, la soglia del 3% – come è avvenuto ad esempio tra l’ottobre del 2011 e lo stesso mese del 2012.

Evidentemente si tratta dei periodi in cui le oscillazioni dei prezzi dei beni alimentari ed energetici hanno toccato i loro picchi…

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