L’attuale crisi del debito e le conseguenti misure di austerità delle maggiori economie mondiali ricadranno pesantemente anche sulla spesa climatica internazionale. L’allarme è stato raccolto e lanciato da Ernst & Young, che ha pubblicato oggi lo studio Bridging the gap, sull’analisi della spesa ambientale in dieci principali economie, in occasione della 18esima conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che si sta tenendo in Qatar fino al 7 dicembre.

Secondo lo studio, la spesa dei Paesi destinata al finanziamento del cambiamento climatico creerà nel peggiore dei casi un ammanco di 51 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni, non permettendo di raggiungere l’obiettivo di spesa per il 2020 fissato a 100 miliardi di dollari. In caso di scenario stabile, il deficit si aggirerà intorno ai 23,7 miliardi di dollari.

Questo gap è destinato a essere più pronunciato in Spagna, Regno Unito e Italia. In particolare, la Spagna potrebbe ridurre questa voce di spesa di 4,1 miliardi di dollari entro il 2016, il Regno Unito spenderà 5 miliardi di dollari in meno e l’Italia 3 miliardi. Già nel 2011, la quota percentuale della spesa pubblica destinata a questo settore è scesa in sei Paesi: Germania, Spagna, Italia, Giappone, Australia e Corea del Sud.

Un ammanco di oltre 50 miliardi di dollari desta preoccupazioni. “Questa cifra dovrebbe servire da monito – ha commentato Juan Costa Climent, Ernst & Young Global Climate Change and Sustainability Services Leader – I governi devono adottare misure per evitare di raggiungere il punto di non ritorno, dove non sarà più possibile colmare il divario tra il finanziamento del cambiamento climatico e quello disponibile”.

Un segnale negativo per le risorse dedicate all’ambiente era già stato rilevato da Ernst & Young nella sua ricerca trimestrale sugli investimenti nel settore dell’energia pulita. Dopo un 2011 da record, i flussi di investimento nei primi mesi del 2012 sono stati i più deboli dal 2009.