Mal comune mezzo gaudio, dice il detto popolare, per spiegare che mediamente condividere una sofferenza, può diminuire la felicità ma si tratta comunque di una felicità uguale per tutti. Ecco, in riferimento alla spending review, però, si dovevano proprio comprendere gli universitari?

Abbiamo fatto una premessa un po’ contorta per dire che la spending review e i tagli che essa comporta, non escludono nessuna categoria di cittadini e soprattutto coinvolgono gli studenti universitari che si troveranno a pagare più tasse, soprattutto se fuori corso.

La permanenza all’università oltre i tempi dovuti per il completamento di un corso di laurea, possono costare ai ragazzi che sono un po’ lenti sui banchi degli atenei del Belpaese. E dove si concentra il maggior numero di fuoricorso? Citiamo il caso limite: i fuoricorso più numerosi sono quelli del corso di laurea in Beni Culturali, il 52,5%.

A seguire gli studenti di Architettura, dove i fuoricorso sono il 40,5% della popolazione studentesca, infine gli studenti di Ingegneria e Lettere che escono dal seminato nel 38,5% dei casi.

I fuoricorso, invece, sono pochissimi nelle facoltà molto piccole dove rappresentano una percentuale infinitesimale: si pensi soltanto al corso di laurea in Scienze gastronomiche di Bra, appena 11 su 236 iscritti.

Per tutti, gli aumenti delle tariffe sfiorano il 33%.