Chi fa acquisti in rete, in genere, ha più di cinquant’anni e in un anno colleziona almeno 20 acquisti, simbolo di una fidelizzazione telematica senza precedenti. L’acquirente, stimola l’e-commerce.

Se il cliente è fidelizzato anche online, vuol dire che l’azienda può davvero fare business virtuale incrementando il suo fatturato fino al 5%. I dati sono stati illustrati dal Consorzio Netcomm l’anno scorso, durante un Forum dedicato all’argomento.

L’Italia, secondo un articolo apparso venti giorni fa sul Sole 24 Ore, deve ancora recuperare il divario dagli altri paesi europei sul fronte del commercio elettronico. Nel Belpaese, infatti, le aziende che vendono online i propri prodotti sono veramente poche: soltanto il 3-5 per cento.

Da più di un pulpito arriva la predica all’indirizzo dei politici che dovrebbero stimolare in qualche modo questo settore. In realtà l’e-commerce è un punto già inserito nell’agenda digitale italiana. Mentre i tempi diventano maturi è necessario tenere d’occhio l’altalena tra domanda e offerta.

Le PMI, per esempio, stanno scoprendo che con l’e-commerce si può risparmiare e si può usare lo strumento per approdare con forza nel mondo online.

Le piccole e medie aziende, poi, hanno anche l’opportunità di ampliare il proprio business aprendo negozi su eBay ed Amazon, ma ci sono anche siti dedicati a specifici prodotti come “Iloveitalinshoes.eu” rivolto alle aziende che si occupano di calzature.