La Spagna ha dichiarato di non potercela fare da sola e per questo nella Penisola Iberica arriverà un bel pacco di aiuti. Ma resta ancora da chiarire, come ha fatto Il Post, la necessità del prestito, l’origine dei soldi, il pegno che dovrà pagare la Spagna, il suo futuro economico e le radici di questa crisi. Per seguire un ordine cronologico nella risposta dobbiamo prima di tutto analizzare brevemente le ragioni che hanno portato la Spagna nella crisi economica. Tutto è iniziato negli anni che vanno dal 2004 al 2008, un quadriennio di forte espansioni cui non è seguito un consolidamento.

La crisi occupazionale ha determinato un crollo delle entrate fiscali e ha imposto allo Stato di sostenere delle enormi spese per ammortizzatori sociali e non solo. A tutto ciò si deve aggiungere il ruolo delle banche che dopo il periodo florido hanno dovuto contare enormi perdite, un buco che sarà noto alla fine di giugno.

Proprio per ricapitalizzare il sistema bancario in crisi di liquidità, Rajoy si è deciso a chiedere un prestito all’Europa. i soldi, circa 100 miliardi di euro, ma la cifra deve essere ancora confermata, saranno attinti dal vecchio Fondo Salva-Stati EFSF e dal nuovo European Stability Mechanism.

La spagna, in cambio non dovrà inasprire le misure di austerità già introdotte nel paese perché non è coinvolta nella “troika”, in più i soldi non sono indirizzati direttamente allo Stato. Saranno le banche a dover rispettare i paletti dei creditori.

E per il futuro? Un anno e più di sacrifici con dolorosi tagli alle risorse per ridurre il divario tra deficit e PIL. Questo è quello che attende la Spagna, che potrà tornare a sorridere, forse, dopo il 2013.