Un numero per dimostrare che l’attività d’impresa è meglio lasciarla ai privati? Eccolo: 2,2. Sono i miliardi di euro persi nel 2011 dalle società per azioni italiane a partecipazione pubblica, sia statale che locale. Lo dice il rapporto appena pubblicato dal ministero per l’Economia. Il dicastero retto da Fabrizio Saccomanni (foto by InfoPhoto) ha analizzato i bilanci delle 7.340 società delle quali gli enti pubblici possiedono azioni, direttamente o indirettamente.

E ancora, sulla trasparenza: le partecipazioni sono 30.133, di cui 5.540 indirette. Una giungla in cui è veramente difficile trovare la strada.

Soffermandosi sui comuni, per trovare un’ulteriore conferma della loro coscienza sporca, il rapporto ministeriale sottolinea che solo il 40% dei comuni più piccoli, cioè quelli che hanno meno ragione di esistere al giorno d’oggi, hanno risposto alla richiesta del ministero di fornire i dati.

Gli stessi comuni che hanno fatto una rivolta per non rinunciare ai 4 miliardi dell’Imu ne hanno buttati via circa due (non da soli, sono in folta compagnia) per fare un mestiere che a loro non compete. C’è da riflettere.