In questi giorni si sta cercando di tirare le somme sui conti pubblici stimando quanto lo Stato e l’Erario hanno incassato dalla lotta all’evasione, dal catasto e dalle altre fonti, tra cui spiccato i giochi d’azzardo legali. La crisi economica non ha avuto alcun impatto sulla voglia di giocare d’azzardo, con i metodi legali, degli italiani. Un recente studio sul giro d’affari di slot e lotterie ha dimostrato che questo business è ancora altamente fruttuoso, anche in un periodo di stagnazione.

Nel 2011, stando alle ricerche del Conagga sui dati dei Monopoli di Stato, gli italiani maggiorenni hanno speso mediamente 1.675 euro tra slot machine, lotterie e scommesse ma la situazione cambia variando la regione di residenza: laziali e campani spendono anche 2000 euro mentre i calabresi vanno poco più in là dei 1000 euro.

I dati italiani, confrontati con quelli di Francia e Spagna dimostrano che nel nostro paese comunque il gioco resta una grande passione, più che in altri paesi europei.

A livello di volume d’affari consideriamo che se nel 2000 il gioco d’azzardo legale valeva 14,3 miliardi di euro, nel 2011 è arrivato a pesare anche 79,9 miliardi di euro. Una cifra che deve essere scomposta visto che ci sono stati 61,5 miliardi di vincite pagate e circa 9 miliardi di euro di entrate per il Fisco.