Il monopolio della SIAE, per quanto riguarda la raccolta e la distribuzione dei diritti d’autore, rischia di essere messo in seria discussione. La Società Italiana Autori ed Editori, che da oltre un secolo si occupa di gestire i diritti di sfruttamento economico degli artisti e delle loro opere, ha visto messa in pericolo la sua attività, finora svolta in esclusiva, da una piccola startup, Soundreef.

Creata da italiani ma con base a Londra, Soundreef si è imposta di rivoluzionare il modo in cui gli introiti derivanti dallo sfruttamento delle opere artistiche (nel loro caso musicali), le cosiddette royalties, vengono successivamente ripartite a chi ne detiene i diritti. Davide D’Atri e Francesco Daniele, ideatori di Soundreef, non imposterebbero la distribuzione su base statistica – così come fa la SIAE – ma su base analitica – ogni passaggio comporta un compenso per l’artista. E per passaggio, in questo caso, si intende la messa in onda nei centri commerciali e simili che accettano di trasmettere musica di artisti emergenti. La rivoluzione di Soundreef prevede infatti anche l’idea di base che nei centri commerciali sia più adatta la musica di artisti emergenti piuttosto che di artisti già affermati (questi ultimi distrarrebbero di più la clientela).

La SIAE è ovviamente intervenuta per difendere il suo monopolio in Italia e per il momento il Tribunale di Milano, in sede di appello, ha dato ragione a Soundreef: nonostante l’articolo 108 della legge italiana sul diritto d’autore affidasse in via esclusiva alla SIAE la gestione dei diritti, non si può certo ignorare che il testo normativo è stato scritto nel 1941 e che lo stesso, per quanto attiene la parte che qui interessa, appare essere superato dalle norme europee sulla libera circolazione dei servizi.

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