La possibile revisione dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori è sempre più al centro del dibattito politico, con il Governo Monti che si mostra deciso a modificare ad ogni costo la disciplina sui licenziamenti. Secondo il Sole 24 Ore, ieri la Cisl avrebbe aperto le porte alla possibilità che il diritto al reintegro nel posto di lavoro sia confinato ai licenziamenti discriminatori e disciplinari, mentre sarebbero esclusi quelli economici, che verrebbero assogettati al pagamento di un’indennità. I sindacati ne hanno parlato ieri in vista dell’incontro con Confindustria previsto per oggi.

La proposta della Cisl prevede che i licenziamenti individuali per il giustificato motivo oggettivo possano rientrare nel perimetro della legge 223 del 1991 che si applica per almeno 5 licenziamenti. “Con la nostra proposta non intendiamo abolire l’articolo 18 – ha spiegato il segretario generale aggiunto della Cisl, Giorgio Santini – ma renderlo più funzionale. Auspichiamo che su questa proposta si possa trovare una soluzione comune”.  La Cgil per il momento sottolinea, invece, come l’unico problema reale sia l’incertezza sui tempi del reintegro stante la lunghezza delle cause di lavoro.

Le richieste dei sindacati riguardano, però, anche la flessibilità in entrata che prevedano ulteriori incentivi per la stabilizzazione degli apprendisti, per i contratti di inserimento e il part-time lungo. Inoltre i sindacati chiedono che il lavoro flessibile costi di più per poter finanziare l’estensione degli ammortizzatori sociali a chi non ha un contratto a tempo indeterminato.