Si impenna l’ottimismo cinese sulla scia dell’indice Pmi manifatturiero preparato da HSBC. Il dato è migliorato infatti oltre le attese raggiungendo i massimi da 14 mesi a 50,9 punti in ottobre, contro i 50,5 della scorsa lettura. In scia alla notizia gli indici di Shanghai e Hong Kong hanno registrato performance brillanti spinte dai listini legati alle imprese.

Shanghai ha così chiuso ai massimi da 14 mesi, con un progresso del 4,32% mentre Hong Kong ha messo a segno un +0,71%. Bene anche i prezzi di petrolio e rame, come anche i titoli bancari che hanno risentito positivamente della valutazione di Moody’s. L’agenzia ha confermato un del Celeste impero nei prossimi 12-18 mesi nonostante il rallentamento della congiuntura e nonostante la situazione dell’economia globale.

Mai così pessimista dal marzo 2010 invece il Giappone, che in attesa delle elezioni di domenica prossima ha visto un indice Tankan della Bank of Japan che indica un calo di 12 punti a dicembre contro i -3 della scorsa lettura, rendendo probabile un terzo trimestre consecutivo di contrazione dell’economia. Si guarda alla BoJ per un eventuale quantitative easing che sostenga l’economia. Sui listini in parte il dato è stato mitigato dalla crescita mensile della produzione industriale, attestatasi a +1,6% ad ottobre, in calo però rispetto al +1,8% della rilevazione precedente (ma su base annuale il dato ha mostrato un calo del 4,5% contro il -4,3% della lettura preliminare). La Borsa nipponica oggi ha chiuso piatta con un calo dello 0,05%.