Milano capitale mondiale della moda, settore che si conferma come faro nella notte buia della crisi economica e politica in cui è scivolata l’Italia. Appena spenti i luccichii sfavillanti delle passerelle femminili, è tempo di bilanci, pieni di piacevoli sorprese.

In un anno, le esportazioni meneghine, nei settori tessile e abbigliamento, sono aumentate, inaspettatamente, del 10,2%, a fronte di un solo +2,2% a livello nazionale e di un incremento del 3,5% negli altri comparti industriali milanesi. In questo contesto, la fanno da padrone i Paesi dell’Asia orientale, con un +29,3%, in particolar modo Corea del Sud, +64%; Singapore, +49,4% e Cina, +36,2%.

Proprio Cina e Hong Kong sono il secondo mercato di riferimento per la moda meneghina, con 400 mln di euro di importazioni dall’area milanese, surclassando gli Stati Uniti, con appena, si fa per dire, 342 mln di euro e il Giappone, con 257 mln di euro. Al primo posto si conferma un’altro epigone della moda internazionale, la Francia, con 441 mln di euro. Anche il Brasile occhieggia all’Italia, in particolare a Milano, con un trend di importazioni del +56,1%. In Europa, invece, le importazioni della moda prodotta nell’area meneghina si attestano sul +6,4%, con una débâcle del -75% in Grecia dove, le cronache raccontano, hanno ben altro a cui pensare.

Nei comparti moda e design, nella sola Milano, sono attive 11.000 imprese, il 5,5% del totale nazionale, con 56.000 addetti, il 6,1% del totale italiano, per un fatturato annuo pari a 15,2 mld di euro. Si può serenamente affermare che il settore moda milanese e quelli ad esso connessi non sentono la crisi, anzi cresco in modo dinamico: il triennio 2009/2012 ha registrato un 27,7% di nuove aziende, a fronte del +11,2% lombardo e del trend negativo nazionale, -4,1%.

Uno dei motivi per cui fa gola la moda milanese, oltre alla sua altissima qualità, è la sua economicità. In un momento di stretta al portafogli, come questo, non guasta. Per vestire una donna, con prodotti di marca, a Milano, occorrono, in media, 661 euro, più o meno come a Parigi, 572 euro. A Berlino bisogna sborsare circa 777 euro, a Londra l’equivalente di 824 euro, a Mosca 1.000 euro e a Pechino quasi 1.600 euro. Sarà per questo che, sotto la Madonnina, ogni anno il 42,8% dei turisti, soprattutto stranieri, il 47%, si fermano più a lungo perché dopo una visita alla Pinacoteca di Brera, si buttano a capofitto nello shopping, per un indotto di 1 mld di euro.

Insomma, la moda fa bene all’economia italiana e a quella europea: la Lombardia, infatti, grazie a Milano, si attesta al secondo posto, in Europa, per il numero di imprese nel settore moda-manifatturiero, con 6 aziende ogni 100 e, nel comparto abbigliamento, scatta al primo posto, surclassando l’Île de France Parigi che scivolano in terza posizione.