E’ prevista per domani, 15 ottobre, la seduta del Consiglio dei Ministri per l’approvazione della Legge di Stabilità; nel frattempo urge stabilire la normativa relativa alla Service Tax che, a partire dal 2014, sostituirà Imu e Tarsu.

Il punto cruciale è l’aliquota massima che, secondo anticipazioni, dovrebbe essere del di 3-3,5 centesimi per mille o di 30-35 centesimi a metro quadro per ciascun immobile, ma non è ancora chiaro se come base imponibile verranno prese in considerazione le attuali rendite catastali o i valori di mercato. L’impegno della maggioranza, già indicato nel decreto che abolisce la prima rata dell’Imu, è che la somma delle imposte tra patrimonio, servizi e rifiuti, non superi l’attuale tetto massimo dell’Imu cioè il  7,6 per mille per le prime case e il 10,6 per le altre.

L’imposta sarà poi suddivisa anche in altre 2 parti: Tari e Tasi.

La Tari (pagata anche da chi è in affitto) sarà agganciata al ciclo dei rifiuti urbani e sarà calcolata dai comuni sulla base dei volumi di smaltimento. Il prelievo colpirà in maniera più pesante i nuclei familiari che inquinano maggiormente. Una delle questioni più controverse e importanti sul tappeto riguarda gli inquilini, chiamati al versamento e che non dovrebbero versare più del 25% rispetto al valore dell’intera imposta.

La Tasi, ultima novità del Governo Letta, colpisce il godimento dei cosiddetti beni indivisibili come l’illuminazione stradale e i servizi di viabilità.

La service tax dovrebbe costare agli italiani, secondo la promessa del governo, “meno della metà di Imu e Tares insieme”; potrà essere versata in quattro soluzioni (prima rata tra gennaio e marzo, l’ultima a dicembre), ma chi vorrà potrà effettuare il saldo in un’unica soluzione nel mese di giugno.

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