Sta prendendo piede l’ipotesi che la Grecia esca dall’euro e anche in Italia dove gli effetti della crisi economica iniziano ad essere molto prepotenti, si fa un pensierino nostalgico alla lira. I politici italiani, però, dicono spesso che un passo indietro sul fronte monetario, potrebbe essere un passo falso. 

Se la Grecia uscisse dall’euro e tornasse al dracma, la moneta locale sarebbe sicuramente svalutata e questo da un lato garantirebbe la ripresa economica sul breve periodo, dall’altro porrebbe seri rischi in relazione al debito accumulato dallo stato ellenico.

Ma oggi, avere una propria moneta e lasciar da parte il sogno euro, è vantaggioso? La domanda dovrebbe essere rivolta a quei paesi che negli ultimi dieci anni hanno provato a resistere alla potenza dell’euro. Per esempio la Gran Bretagna dove si usa ancora la sterlina.

Non bisogna andare molto indietro nel tempo, è sufficiente guardare il valore delle valute di venerdì: l’euro era scambiato a 1,27 dollari e a 0,8 sterline. Rispetto alla moneta statunitense non si registravano valori così bassi da almeno 4 mesi, per la sterlina si deve andare ancora più indietro: erano tre anni e mezzo che non succedeva.

Gli investimenti in Gran Bretagna, negli USA ma anche in Danimarca, risultano così molto più costosi che in passato. La situazione nelle nazioni citate, cambia molto anche in base alla volatilità della moneta unica, cioè alla rapidità delle sue variazioni rispetto alla media.