Da quando è in atto la crisi globale che interessa in modo evidente soprattutto il Vecchio Continente, ci si chiede come potrebbe essere gestito un eventuale default che si ripercuota su tutta l’Eurozona. In particolare ci si domanda cosa accadrebbe se si tornasse alle monete locali. 

L’euro ha soltanto dodici anni, non ha nemmeno raggiunto la maturità che si pensa già come gestire un eventuale perdita della moneta unica. Chiaramente siamo in un contesto concorsuale e a livello politico non è un’evenienza ancora percepita come “vicina”.

Il Wolfson Economics Prize è un premio che invita gli economisti di fama mondiale a cimentarsi sulla soluzione di un eventuale crisi economica globale. La richiesta di quest’anno era di preparare un piano di salvataggio plausibile per il Vecchio Continente che contemplasse il ritorno alle monete locali.

In poche parole: se la crisi determinasse la morte dell’euro e il ritorno alla lira, l’Italia (ma anche gli altri stati dell’UE) ne trarrebbe davvero un vantaggio? Hanno provato a rispondere alla domanda Jens Nordvig e Nick Firoozye, vincendo.

I due economisti hanno spiegato il disagio degli investitori nel vedere ridenominati i contratti stipulati in passato in valute nazionali. Nel medio termine, poi, si assisterebbe ad una deprezzamento delle varie monete locali. Siamo proprio sicuri che valga la pena?