Fa sempre discutere il cosiddetto scudo salva-spread.
Se la scorsa estate il programma d’acquisto dei titoli di Stato dei Paesi sotto attacco delle speculazione sul debito sovrano adottato dall’Eurogruppo e attuato dalla Bce (voluto fortemente dall’Italia) rischiava di diventare un vero tormentone, il parziale mancato rispetto degli impegni presi in chiave internazionale da parte degli Stati ‘sotto tensione’ e il calo del differenziale del rendimento dei titoli obbligazionari emessi da questi nei confronto del Bund tedesco fanno nuovamente parlare di questo strumento d’aiuti, particolarmente contrastante (doveroso ricordarlo) con il rigore tipico dei membri nord-europei dell’Unione.

Lo scudo salva-spread (detto anche anti-spread) è un meccanismo istituito per contenere la variazione del differenziale di rendimento dei titoli di Stato dei Paesi dell’Eurozona virtuosi, ma in difficoltà sui mercati o, cosa più realistica, sotto attacco della speculazione sul debito pubblico interno.
Tale meccanismo (programma Omt) consente infatti di acquistare bond sovrani dei Paesi il cui debito sovrano è particolarmente ‘sotto tensione’, come per esempio Italia e Spagna,  e che rischiano quindi di compromettere la sostenibilità finanziaria dello stesso.
L’acquisto dei titoli dei Paesi in difficoltà, secondo l’accordo raggiunto dai membri Ue la scorsa estate, potrebbe essere effettuato sia sul mercato primario che secondario da parte dei fondi salva-Stati dell’Eurozona, l’Efsf e l’Esm (sostituiti dal Mes), che devono essere utilizzati, secondo il testo finale, “in modo flessibile ed efficace”, con la Banca centrale europea a fare da agente delle operazioni.
Per quanto riguarda il ricorso allo scudo, il testo adottato dai leader dell’Eurozona prevede che l’uso dei fondi salva-Stati in funzione anti-spread è condizionato al rispetto da parte dei Paesi che ne richiedono l’intervento delle “raccomandazioni specifiche per paese” della Commissione Ue, nell’ambito del Patto di stabilità e della procedura per gli squilibri macroeconomici, oltre che alla firma di un Memorandum d’intesa.

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