Entro il 16 luglio prossimo, chi ha approfittato dello scudo fiscale riportando un po’ di risparmi in patria, deve pagare un’imposta di bollo speciale sui capitali scudati. Ecco un chiarimento in proposito da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Entro il 16 luglio 2012, gli intermediari finanziari dovranno pagare due tipi di tasse: un’imposta una tantum per aver aderito allo scudo fiscale facendo rientrare in Italia capitali e attività finanziarie prima detenute all’estero. Poi si dovrà pare un’imposta di bollo speciale.

Tutti i chiarimenti, fatti dall’Agenzia delle Entrate con la circolare 29/E, cercano di “legiferare” sulle situazioni particolari: nel caso in cui, per effetto dei prelievi, il correntista abbia perso il regime di segretazione dei conti usati per le operazioni di emersione.

Oppure si è cercato di mettere ordine nei casi di decesso del titolare di beni e attività finanziarie all’estero. Poi sono state definite tutte le conseguenze di chi ha perso il regime agevolato ed è stato precisato come calcolare le imposte dovute.

L’imposta una tantum si calcola con il 10 per mille sulle attività rimpatriate definitivamente nel 2011 e che quindi non possono essere più definite in nessun modo segretate. L’imposta speciale di bollo, invece si applica sui soldi che ancora risultano segretati anche se sono stati rimpatriati. In questo caso l’imposta si pagherà fino alla perdita della riservatezza.