Il titolo dell’intervista lascia poco spazio all’immaginazione. La copertina del Der Spiegel dice “La rivolta della Bundesbank”. Il colloquio è con il presidente della Banca centrale tedesca, Jens Weidmann. Il numero uno dell’istituto di Francoforte boccia senza mezzi termini il piano, allo studio da parte della Bce, di acquistare sul mercato secondario titoli di Stato dei Paesi in difficoltà. Finanziamenti che “renderebbero i governi tossicodipendenti, come da una droga”, le parole di Weidmann che rifiuta anche l’introduzione del cosiddetto tetto anti-spread.

Una stoccata che arriva a due giorni dall’incontro di Berlino tra il premier italiano, Mario Monti, e la cancelliera tedesca, Angela Merkel. In un’intervista rilasciata nel fine settimana, la leader tedesca ha ribadito l’indipendenza della Bce, approvando però le pressioni da parte della Bundesbank all’interno del board dell’Eurotower. Un board che si riunirà il prossimo 6 settembre e che si preannuncia tutt’altro che tranquillo.
 
La riunione della Banca centrale europea del 6 settembre dovrebbe concludersi quindi con un nulla di fatto per quanto riguarda il “tetto anti-spread”, ovvero il meccanismo che dovrebbe arginare la speculazione attraverso l’acquisto da parte della Bce di titoli di Stato dei Paesi in difficoltà. Secondo fonti dell’Eurotower citate da Bloomberg venerdì scorso, l’istituto guidato da Mario Draghi aspetterà la decisione della Corte Costituzionale tedesca sul Fiscal Compact e sul fondo ESM, in programma il prossimo 12 settembre, prima di fornire dettagli precisi sul piano di acquisto bond.

Un piano che quindi non sarà pronto per il 6 settembre, come invece auspicato da molti analisti, ma che sarà presentato dopo il 12 settembre, data che ormai sta assumendo i contorni di uno spartiacque per il futuro della moneta unica. Lo scorso 2 agosto Draghi aveva annunciato che la Bce sarebbe potuta intervenire sul mercato secondario per ridurre i rendimenti dei titoli di Stato, ad esempio quelli di Italia e Spagna. Un annuncio che però non aveva fatto i conti con il nein della Bundesbank.