Il cosiddetto contrasto di interessi sbarca in Italia con la possibilità per i contribuenti di scaricare dalla dichiarazione dei redditi gli scontrini e le ricevute delle spese effettuate ad esempio per l’intervento dell’idraulico o del fabbro. Il contrasto di interessi promosso ieri dalla Commissione Finanze del Senato  dovrebbe andare a contrastare il fenomeno del nero incentivando i cittadini a farsi fare la fattura al fine di scaricare poi le spese effettuate. Contrastate le reazioni con le piccole e micro imprese italiane, rappresentate da Comitas, che promuovono il provvedimento. “Da più di un anno chiedevamo alle istituzioni di emanare un provvedimento in tal senso – spiega Comitas – Il fatto che non sia stata possibile fino ad oggi la deduzione delle spese di una famiglia dalla propria dichiarazione dei redditi, ha reso poco conveniente richiedere scontrini o fatture per le prestazioni di commercio al dettaglio, artigianato, turismo (alberghi e ristoranti)”. Il Comitas ritiene che per contrastare l’evasione è fondamentale promuovere la diffusione dei pagamenti elettronici, fornendo a tutti i cittadini e gratuitamente strumenti di pagamento in tal senso (carta di credito ricaricabile, bancomat, carta prepagata, micropagamenti via smartphone, ecc.), riconoscendo al consumatore un bonus fiscale pari al 3-4% della spesa effettuata per le prestazioni di commercio al dettaglio, artigianato, turismo (alberghi e ristoranti). Infine – sostiene Comitas – ci vorrebbe una sorta di “castrazione economica” per gli evasori, ossia delle forti limitazioni sul fronte della libertà di spesa per chi si rende responsabile di colpe economico/finanziarie.

Forti dubbi invece da parte della Cgia di Mestre. “Se guardiamo al nostro Paese – commenta Giuseppe Bortolussidella CGIA – e consideriamo i casi legati alle ristrutturazioni edilizie, dove il contribuente può detrarsi  dall’Irpef il 36% delle spese sostenute e addirittura il 55% di quelle per i  risparmi energetici, possiamo  stimare un costo per l’Erario di 2,4 miliardi di euro all’anno”. La Cgia sottolinea che il conto presentato nella Relazione tecnica  dice che l’introduzione delle detrazioni Irpef, ovvero di un meccanismo che a tutti gli effetti rientra nel cosiddetto contrasto di interessi, riguarda circa 8,4 miliardi di spese annue.

Per cittadini risparmio di circa 3 mld di euro, potenziali alti costi per lo Stato

Grazie allo sconto fiscale introdotto dal legislatore, i risparmi per i cittadini sono di circa 3 miliardi di euro all’anno. Nel contempo, facendo emergere una gran parte del nero che si annida nell’edilizia, questi  3 miliardi di sconto dovrebbero essere recuperati grazie al gettito sulle transazioni emerse . In realtà, la Cgia  stima un recupero di soli 627,3 milioni di euro. Di conseguenza la misura costa alle casse dello Stato ben 2,4 miliardi di euro. “Per chi opera completamente in nero – spiega Bortolussi – anche con l’introduzione di qualche vantaggio fiscale è sempre conveniente continuare a non pagare nulla, piuttosto che pagare qualcosa”. Il contrasto di interessi è stato un fallimento nei Paesi dove questo strumento è stato introdotto: “Bolivia, Cipro Nord, Turchia e Grecia – rimarca Bortolussi – lo hanno attuato senza aver offerto nessun vantaggio per i contribuenti. Anzi, i costi per gli adempimenti fiscali e la burocrazia in capo ai  contribuenti sono stati superiori ai vantaggi fiscali ottenuti. Inoltre,  sono aumentate le truffe ai danni dell’Erario, visto che c’è stata una esplosione di fatture e ricevute relative ad acquisti effettuati da  altre persone, o peggio completamente false”. Per combattere l’evasione secondo Bortolussi sarebbe meglio concentrarsi sulla grande evasione/elusione fiscale praticata dalle grandi aziende.