Montepaschi alzò la sua offerta per comprare Antonveneta perché preoccupata da quella rivale dei francesi di BNP Paribas. E dall’8 novembre 2007, giorno dell’annuncio al mercato di quell’operazione da 9 miliardi, sono cominciati i guai dell’istituto senese, ridottosi ormai a chiedere allo Stato un prestito di quasi 4 miliardi di euro. È questo il sunto di una ricostruzione molto dettagliata di quella operazione e delle sue conseguenze fatta da Reuters la scorsa settimana dopo aver visionato un rapporto della Guardia di Finanza, Nucleo Speciale Polizia Valutaria – Gruppo Tutela del Risparmio, che riporta le dichiarazioni di uno degli advisor per il venditore, la spagnola Santander.

Il documento menzionato e visionato da Reuters rivela per la prima volta perché Mps decise di offrire una somma tanto elevata per un istituto più piccolo radicato nel ricco Nord est e perché finalizzò l’acquisto senza una preventiva due diligence, cosa mai spiegata e che fin da subito aveva sollevato seri dubbi tra gli osservatori dell’operazione. Reuters, richiamando una fonte direttamente coinvolta nell’affaire Antonveneta, per il quale la Procura di Siena ipotizza reati quali ostacolo all’attività di vigilanza e manipolazione di mercato, sottolinea che l’allora presidente di Montepaschi, Giuseppe Mussari, decise in tutta fretta per aumentare l’offerta per Antonveneta evitando consulenti perché temeva di essere battuto dai francesi BNP Paribas. Secondo il rapporto della Gdf Emilio Botin, presidente del Santander, usò proprio l’offerta francese (si parla di un’offerta mai vista di 8,6 miliardi) per mettere pressione su Mussari, cosa confermata anche dalla fonte richiamata da Reuters, per la quale Botin gestì la trattativa “per creare una tensione” tale da spingere il presidente del Monte a spuntare quel prezzo oggi reputato ‘folle’.
Tocca agli inquirenti, dunque, capire se il gruppo dirigente Mps abbia volutamente strapagato gli spagnoli di Santander per comprare Antonveneta e se ci possa essere stata corruzione, anche se gli attuali nuovi top manager del terzo gruppo italiano hanno fino ad oggi detto di non aver trovato alcuna traccia di movimenti illeciti e altri atti che possano evidenziare eventuali corruzioni.