Settimana di interrogatori per i vecchi e nuovi vertici di Montepaschi questa appena cominciata e il Financial Times, in un articolo pubblicato ieri e firmato da Lucrezia Reichlin, attuale consigliere d’amministrazione Unicredit, addita le vicende che riguardano l’istituto senese, terzo gruppo italiano, come il chiaro esempio dei mali che affliggono il sistema bancario europeo.
Per il quotidiano della City lo scandalo derivati Mps non ha nulla da invidiare ad un thriller: dalla corruzione alle influenze politiche, infatti, non è stato tralasciato nulla, tanto che per la Reichlin sembra di rivedere altri casi simili già verificatisi in Spagna e Germania.
Il Financial Times fa partire la storia dalla forte ambizione espansionistica della banca negli anni del boom, culminata nella costosissima acquisizione di Antonveneta, per poi spostarsi alla crisi e alle perdite che hanno iniziato a gonfiarsi, come accaduto con le Cajas iberiche e le Landesbanken tedesche, a causa di una gestione non competente resasi responsabile di investimenti rischiosi e della conseguente mancanza di trasparenza (violazioni annesse), e arrivare, infine, ad un salvataggio che appare più che altro come un rinvio dell’inevitabile fallimento, non certo una soluzione efficace. Alla banca infatti, ricorda il FT, sono stati offerti bond convertibili ad un tasso d’interesse molto elevato e qualora non riuscisse a rimborsarli lo Stato acquisirebbe automaticamente l’80% del capitale azionario. Il giornale inglese conclude affermando che Mps dovrebbe essere inserita nella lista delle too big to fail e anche in quella delle too expensive to save, a prescindere da chi vincerà le elezioni.

photo credit: Rodrigo_Soldon via photopin cc