Dopo l’acquisizione di Antonveneta da Santander nel giugno 2008 per 9 miliardi di euro il Monte dei Paschi di Siena non aveva il patrimonio minimo dell’8% richiesto dalla Banca d’Italia, violando così le prescrizioni dell’organo di vigilanza sugli istituti di credito. L’istituto senese avrebbe così manipolato il mercato attraverso la diffusione di notizie false sulla consistenza del suo patrimonio e sulla copertura finanziaria dell’operazione Antonveneta.
Lo si apprende dal Corsera che da risalto ad un procedimento sanzionatorio avviato il 27 dicembre 2012 contro il vecchio cda di Mps per un prestito da 960 milioni di euro curato da Jp Morgan e che vede protagonista anche Bank of New York. Procedimento che sarebbe anche alla base dell’ipotesi sollevata dai pm di Siena di manipolazione del mercato da parte dell’ex presidente Giuseppe Mussari e dell’ex direttore generale Antonio Vigni.

Cosa contestava Bankitalia. Le carte riservate di Bankitalia evidenziano che nell’operazione Jp Morgan ci sarebbero sia una garanzia segreta concessa dal Monte a Bank of New York nel maggio del 2009, sia il pagamento a Jp Morgan di un canone di usufrutto sulle azioni Mps. Con questa garanzia Mps si assumeva l’obbligo di tenere indenne Bank of New York da eventuali perdite e danni subiti a seguito del cambio di regolamento del bond con riferimento all’emissione di titoli obbligazionari convertibili (Fresh) da 960 milioni curato proprio da Jp Morgan. Per Banca d’Italia, si legge ancora sul Corsera, la garanzia “è tale da essere riconducibile nella sostanza alla fattispecie di un impegno di acquisto a termine di propri strumenti patrimoniali, per il quale è normativamente prevista la deduzione dal patrimonio se comporta l’immediata assunzione del rischio d’impresa”.