La riforma del lavoro promossa dal governo Monti, con lo slittamento delle finestre per l’uscita dal lavoro, impedirà, secondo le stime del sindacato, l’uscita dal posto di lavoro di quasi 10mila bancari che avrebbero dovuto uscire di qui al 2015 secondo i piani siglati dalle parti gli scorsi anni. Considerando solo Intesa Sanpaolo e Unicredit, i primi due istituti del paese, i lavoratori che non potranno uscire sono rispettivamente 3.850 e 2700.

Blocco del fondo di stabilità

Le tensioni per il problema della mancata uscita di quasi 10 mila lavoratori dai gruppi, che avevano basato le proprie ristrutturazioni su questi esuberi, sono ampliate dal blocco del nuovo Fondo di solidarietà, riformato nel luglio del 2011, ma che non è ancora stato passato per decreto. In questo modo gli strumenti quali la solidarietà espansiva, quella difensiva, che erano stati pensati per alleggerire la tensione sociale non possono essere usati.

Nel comitato esecutivo di Abi, ieri a Milano, è stata sottolineata in maniera molto forte l’esigenza che gli strumenti vengano attivati a breve. Il fondo dei bancari istituito nel 2000 è sempre stato considerato uno dei fiori all’occhiello del settore, avendo consentito di accompagnare oltre 40mila lavoratori su base volontaria al prepensionamento e alle banche di ristrutturarsi in condizioni di equilibrio sociale. Quello che oggi potrebbe non essere più possibile, soprattutto se non vengono fatti i decreti attuativi della riforma del fondo.