Grane per Samsung in Brasile.
Il ministero del Lavoro brasiliano ha fatto saper di aver avviato un’azione civile contro Samsung chiedendo alla multinazionale coreana di pagare una multa di 250 milioni di reais (circa 82 milioni di euro) per le condizioni di lavoro dei suoi operai nel Paese.
Il governo carioca ha preso la decisione dopo un’ispezione nella fabbrica di Manaus, dove, si legge in un report pubblicato sul sito dell’esecutivo, “i dipendenti eseguono più di tre movimenti al minuto, oltre il limite considerato sicuro dagli studi ergonomici” e alcuni di essi “sono stati trovati a lavorare fino a 10 ore in piedi, con un operaio che ne ha lavorate 15, mentre altri hanno accumulato anche 27 giorni lavorativi senza riposi”.
Per il ministero del Lavoro brasiliano, la multinazionale degli smartphone “espone i suoi dipendenti al rischio di malattia da attività ripetitive e a un ritmo troppo intenso di lavoro alla catena di montaggio”.

Il sito di Manaus, oggetto dell’ispezione voluta dal governo brasiliano, occupa 6.000 dipendenti ed è il più grande dei 25 siti della multinazionale coreana sparsi per il mondo.
Dalla fabbrica della capitale della regione di Amazonas, porto importante e centro di snodo per il sistema fluviale della regione e del Paese tutto, partono le forniture destinate al mercato dell’America Latina.
Situata sul Rio Negro e poco distante dalla confluenza con il Rio delle Amazzoni, Manaus è anche un punto comune da cui i turisti partono per visitare la foresta amazzonica.
Dopo la crisi del caucciù, produzione tipica della regione e fonte degli affari della sua capitale, trasformata dagli investitori stranieri in una città di stile europeo, nel 1967 il governo decretò una zona libera economica proprio nella città di Manaus, che da allora è diventata un punto nevralgico dell’industria hi-tech per l’intero Brasile (e continente latino).

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