Per gli intestatari di conti di deposito superiori a 100.000 euro presso la Bank of Cyprus si profila una perdita pari a 30% per la quota eccedente la soglia.
Lo si è appreso dal presidente della commissione parlamentare alle Finanze, Nicholas Papadopoulos, che ad un’emittente radiofonica irlandese, confermando l’impatto del prelievo forzoso, ha dichiarato “non ho ancora ricevuto comunicazione formale ma è la cifra di cui ho sentito parlare”.
Secondo l’accordo raggiunto nella notte con l’Unione europea per la ricapitalizzazione di Bank of Cyprus, la prima banca del Paese, i titolari dei depositi verranno compensati della perdita in azioni.
Poca chiarezza, invece, circa le perdite dei depositi oltre 100.000 euro di Cyprus Popular Bank o Laiki, secondo istituto dell’isola, sui quali lo ‘haircut‘ dovrebbe avere un impatto ancora maggiore, visto che si prevede un recupero di circa 4,2 miliardi. Resterà salvaguardato, invece, l’intero ammontare dei depositi al di sotto dei 100.000, sebbene nelle ultime ore per essi si fosse ipotizzata una tassazione del 6,75%. Laiki, sempre sulla base dell’accordo di stanotte sul piano di salvataggio Ue da 10 miliardi di euro, verrà poi chiusa, con l’imposizione di ampie perdite ai detentori di depositi non assicurati.

L’accordo-paracadute. Il piano di salvataggio, approvato dall’Eurogruppo dei ministri delle Finanze, prevede la chiusura controllata di Popular Bank of Cyprus, ormai Laiki per la cronaca, ed il trasferimento dei depositi sotto i 100.000 euro in Bank of Cyprus.
I depositi sopra i 100.000 euro in entrambe le banche non garantiti dalla normativa europea saranno congelati e usati per liquidare i debiti di Laiki e ricapitalizzare Bank of Ciprus, tramite una conversione in azioni. L’intervento sui titolari di conti non assicurati in Laiki, secondo le stime della Troika, dovrà consentire di raccogliere 4,2 miliardi di euro.
Solo così Cipro, Paese Ue con un’economia di natura prevalentemente finanziaria ed eccessivamente esposto agli asset greci, è riuscito a fornire quelle garanzie richieste da Bce, Ue e Fmi per sbloccare il piano di salvataggio di10 miliardi di euro necessario per evitare il default del proprio sistema bancario e scongiurare così il rischio di uscita dall’euro.

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