Il primo ministro greco, alla vigilia del G20, aveva annunciato di voler indire un referendum sugli aiuti economici alla sua nazione. Il fondo era stato bloccato. Poi il passo indietro sulla consultazione popolare.Il perché Papandreou volesse indire un referendum popolare sugli aiuti internazionali, non è ancora chiaro. Ovvero non è trasparente il motivo della dichiarazione proprio dopo l’approvazione della sesta tranche di aiuti.

Anche perché in seguito a quella dichiarazione, il fondo, già approvato è stato bloccato e ora che Papandreou ha lasciato la guida del paese si chiedono nuove garanzie ai due partiti scesi in campo per dare continuità all’esecutivo.

Come già annunciato dal Premier dimissionario, è necessario fare un governo di unità nazionale. Per questo dall’Europa arriva la richiesta i due principali partiti greci di stilare un documento scritto con gli impegni economici per uscire dalla crisi.

I ministri delle finanze, riuniti a Bruxelles, hanno avuto solo delle discussioni cosiddette interlocutorie e si è parlato molto debolmente del potenziamento del fondo di stabilità Efsf.

L’operatività del Fondo salva stati, però è rimandata. Si sostiene infatti che sarà propriamente attivo soltanto da febbraio 2012.

Juncker si dilunga sulla richiesta di impegni chiari e inequivocabili alla Grecia e dice che per il versamento degli aiuti, in tutto 8 miliardi di euro, si attende il documento dai partiti greci. La prossima riunione del 29 novembre, non ancora fissata in modo ufficiale, dovrebbe essere risolutiva.