Nuovo rinvio per le norme sull’indennizzo degli obbligazionisti di Carichieti, Carife, Banca Etruria e Banca Marche – i quattro istituti di credito oggetto del cosiddetto decreto salva banche. Le norme erano attese prima entro gennaio, poi i tempi si sono allungati per presunto rischio di incostituzionalità del testo iniziale. Il 4 febbraio sembrava la volta buona, ma il governo ha rimandato tutto a questa settimana. Ora in coda al consiglio dei ministri il premier ha detto che sul tema “non c’è nessun rinvio“, le misure previste “per i rimborsi delle persone che verranno riconosciute come truffate dall’arbitrato sono sostanzialmente pronte e arriveranno a giorni“.

Al di là del dichiarazioni di Matteo Renzi quello che sappiamo ad oggi è che l’esecutivo alla fine ha deciso di tornare alla versione iniziale dell’intervento, ovvero intende stabilire le regole per arbitrati ed indennizzi attraverso due decreti, uno del ministero dell’economia di concerto con quello della giustizia, e l’altro della presidenza del consiglio. La scelta finale è stata dettata anche dall’esigenza di non appesantire troppo il testo del decreto legge sulle banche – così facendo si sarebbe corso un rischio maggiore di imboscate parlamentari. Gran parte dei nodi tecnici legati alla redazione dei due testi sarebbe stata sciolta. Per esempio si è stabilito che ci saranno 4 mesi di tempo dalla data di entrata in vigore delle norme, e che il tetto massimo che potrà essere rimborsato ad ogni obbligazionista interessato dal crac dei quattro istituti sarà di 100.000 euro - la stessa cifra assicurata dal Fondo interbancario di garanzia.

I collegi arbitrali saranno almeno 8, e verranno creati dalla Camera arbitrale dell’Anac. Dovranno considerare una serie di elementi come l’attribuzione, non giustificata da criteri oggettivi, delle obbligazioni oggetto dell’arbitrato, oppure l’adozione di procedure per la profilatura degli investitori strutturate in modo da orientare la classificazione verso i profili più elevati, o ancora la presenza di misure di incentivazione per il personale della banca che distribuiva gli strumenti finanziari subordinati di propria emissione.

Tra gli altri aspetti da considerare ci sono anche la concentrazione superiore al 20% dell’investimento in strumenti finanziari subordinati emessi dalla banca rispetto al patrimonio complessivo del cliente, soprattutto se questi aveva un profilo di investitore a rischio medio-basso. L’arbitrato infine dovrebbe concludersi con un lodo – anche se sul tema restano dei dubbi sul versante dell’impugnabilità.